Non sono tra quelli che criticano per partito preso le nuove
tecnologie, solo perché prendono il posto di dispositivi o abitudini la cui
inesorabile uscita di scena rimanda sentimenti di nostalgia e del tempo che
passa. Una innovazione su tutte mi
segnò: il giorno in cui usci Zooropa degli U2 nel 1993 mi precipitai
a comprarlo e scoprii che era uscito solo in cd e cassetta (che fine ingloriosa
le cassette!.....) e non in vinile. Per chi, come la maggior parte dei miei
coetanei, era cresciuto anelando ad un impianto stereo migliore e confrontando
con gli altri la larghezza della propria collezione di dischi era una novità
importante: qualsiasi larghezza si fosse raggiunta non contava più e si
ripartiva da zero con i cd. In fondo i nuovi dispositivi non erano male ed
avevano un grosso vantaggio sui dischi: si rigavano meno e si sporcavano meno.
Infatti, pur con tutta la cura che ci si potesse mettere nel tenere i propri
dischi, c’era sempre qualcuno che non solo aveva una collezione più grossa
della tua, ma anche dischi più puliti e meno sfrisati; il che non generava
frustrazione o incazzatura ma vero e genuino senso di colpa.
Quindi, benvenuti agli U2 con il loro cd, lo comprai con
l’entusiasmo di una nuova sfida, ma con un grosso problema: non avevo il lettore
cd ed allora gli hi-fi avevano prezzi esagerati. Me lo regalarono i miei amici
per mio compleanno pochi giorni dopo e funziona ancora. La dimensione della mia
collezione di cd impressiona ed intimorisce i giovani che transitano da casa
mia, che sono ormai convinti che la musica stia solo su i-phone o memorie.
C’è pero’ una tecnologia (mica tanto nuova a dire il vero,
ma che ha avuto una diffusione totale da quando si usano gli i-phone) che
critico per l’utilizzo che se fa: il navigatore.
Fino agli anni 90, ultimo decennio non totaltecnologico, se
si doveva andare in un posto non conosciuto si usava il Tuttocittà,
fondamentale strumento distribuito annualmente con le Pagine Bianche (altresì
dette Rubrica) e Pagine Gialle. Tutti avevano il Tuttocittà in macchina,
piegato in due nella tasca della portiera. Chi poi viveva in Lombardia cercava
in ogni modo di procurarsi una copia usata di quello della città di Milano: era
infatti la miglior mappa di Milano in circolazione e dato che la ricevevano
solo i residenti nella rete urbana di
Milano, chi non era milanese lo otteneva col sacrificio e la fatica e lo teneva
come un oracolo. Il punto è che
Tuttocittà dava un sunto molto stringato dei luoghi raggiungibili con l’ausilio
di una mappa. In quello della provincia di Varese c’erano le mappe complete
delle città, Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e le mappe dei soli
centri storici di alcune piccole città. Una quindicina di mappe in tutto su 141 comuni. Quindi, se dovevi trovare un indirizzo di un
comune non in mappa, non restava che cercare la via ….e chiedere. In quegli anni, per me girovaghi, ero spesso
con il mio amico Tenca, con cui peraltro condividevo l’appartenenza ad una
numerosissima rockband. Per motivi ignoti i suonatori devono sempre fare tanta
strada: dalle nostre parti, sul lago, venivano a suonare le band di Lecco, noi
andavamo a suonare a Biella e quelli di Biella andavano a suonare a Lecco. Era
una cosa così, che faceva fighi probabilmente e che costringeva ad esodi
biblici intere popolazioni di supporters e fidanzate incazzate. Quando dovevamo
raggiungere il locale, il paese o la città, la si raggiungeva senza troppa
difficoltà: avevo un atlante d’Italia dettagliatissimo dove erano indicati
praticamente tutti i comuni. Ma
raggiungere poi l’indirizzo dato, senza una mappa appunto, era la parte più
complessa dello spostamento. Il Tenca, per sua natura e esigenza, doveva sempre
chiedere a qualcuno, cosa che io non sopportavo perché ritenevo di riuscire a
raggiungere la destinazione senza indicazioni. Fermati, chiediamo a quello lì!
Il Tenca aveva una capacità incredibile di intercettare i soggetti meno
adeguati da cui avere informazioni. Una volta eravamo a New York ed era notte
ed io mi chiedevo se fosse sicuro prendere la metropolitana per rientrare in
albergo o non fosse meglio un taxi. Basta chiedere no? Excuse me, is the undergound safe by night? Oh
Yes, yes, it’s my home! Aveva chiesto se
la metropolitana fosse sicura ad un barbone che ci viveva. Caspita, adesso si
che mi sento tranquillo! Quando fermavamo qualcuno per sapere dove fosse una
via era certo che fosse o un immigrato appena arrivato in Italia che sapeva
appunto solo di essere in Italia, o un sordo muto, o uno zio di Cosenza venuto
a trovare i nipoti che era sceso a fare 2 passi o uno che ci chiedeva se
avevamo del fumo o se volevamo comprarlo. Alla fine si arrivava sempre e,
spenta l’auto ci si sentiva degli eroi per essere riusciti ad arrivare in un
locale nascosto in un cortile di una traversa della via principale di un paese
ad 80 km da casa.
Quegli 80 km obbligavano anche chi non aveva un particolare
senso geografico ad orientarsi ed a costruirsi una qualche forma di mappa: il proprio territorio con tutti i riferimenti
legati alla quotidianità, alcuni riferimenti remoti, capolinea del mondo ordinariamente
raggiungibile e disposti più o meno a punte di stella ed una serie di nodi di
interscambio, quegli snodi stradali o autostradali da raggiungere per imboccare
statali o autostrade. Certo, sui nodi di interscambio, insomma sulla strada da
fare, ognuno aveva le proprie certezze ed i propri riferimenti basati su una
mappa percettiva del mondo, che solo in rari casi si avvicinava a quella reale.
Avevo uno zio ad esempio che viveva nell’hinterland nord di Milano; quando
doveva venire a casa nostra, che stava appena ad ovest di Varese, prendeva l’autostrada
per Como, percorreva la statale 342 Como- Varese, che in 25 km attraversa i
centri di una decina di paesi, attraversava Varese ed arrivava a casa nostra
dopo un paio d’ore di viaggio. Per anni gli spiegammo che poteva prendere l’autostrada
per Varese, che da Milano dista gli stessi km di Como, ed uscendo dall’autostrada
si sarebbe trovato a 3-4 km da casa nostra. Ma non ci fu nulla da fare: nella
sua mappa personale, per andare verso nord, verso i laghi, bisognava andare a
Como e poi da lì si vedeva!
Che ogni scoperta scientifica o tecnologica porti ad un vantaggio
e contemporaneamente ad una perdita, prima che un compromesso è un processo
logico. La ruota ci ampliato il territorio ma ha iniziato a renderci via via
meno performanti, l’auto, l’aereo ci hanno ampliato il mondo e ce lo hanno
messo a disposizione con una facilità sorprendente, ma hanno contribuito
pesantemente ad inquinarlo ed a rendere la periferia di Shanghai simile a quella
di Phoenix.
Gli svantaggi del navigatore paiono in realtà più che
sacrificabili di fronte alla possibilità di raggiungere una cittadina di remota
provincia senza impegnarci in ricerche ed indagini complessissime. Eppure per
un viaggiatore la scelta della strada, lo studio del percorso sono l’anima
stessa del viaggio. Ecco il navigatore non aumenta l’inquinamento e non fa male
a nessuno, ma toglie la facoltà di scegliere, toglie la sfida di vedere il
mondo. Quando imposti la tua destinazione è come se entrassi in un corridoio di
vetro che ti conduce sicuro alla tua meta finale, senza rischi, senza
responsabilità. Che tu come destinazione inserisca Mosca o Lione o Novara l’unica cosa che cambia è la
durata del percorso. Quanti paesi devi attraversare, che lingua parlano, se c’è
un’altra strada dove vedi il mare, una che passa da uno stupendo borgo antico,
cosa mangiano in quei luoghi, se ci producono un buon vino…. Non vedi nulla,
solo un tracciato che ti porta alla destinazione finale ed una voce più o meno
cortese che ti conduce protettiva dicendoti di svoltare a destra o proseguire
dritto per 562 km.
Mi sento reazionario e nostalgico nel criticare uno
strumento che ci consente di raggiungere la nostra destinazione senza fatiche.
Ma mi pare che se perdiamo le mappe di carta, come rischiamo che accada, gli
intercity che attraversano l’Italia e l’Europa , che abbiamo già perso, si perda
anche il Viaggio, la più stupefacente forma di sfida, di iniziazione alla vita
adulta, di scoperta che l’uomo conosce. Andare a Sharm el Sheikh o a Palma per
poche centinaia di euro, in un villaggio dove
è probabile che troverai un sacco di gente che abita a 20 km da casa
tua, non è un viaggio, è l’industria del viaggio, è il vacanzificio che ha la
stessa originalità degli accessori casalinghi cinesi che troviamo al
supermercato nei contenitori “tutto a 2€”.