mercoledì 28 agosto 2013

Il viaggio d'inverno

L’estate non la sopporto. E siccome sono consapevole che questa cosa non mi accomuna alla maggior parte degli umani, sono abituato ad essere fuori tempo rispetto ai ritmi degli altri. Quando finiva la scuola piangevo come un vitello e mi preparavo a vivere mesi noiosissimi lontano dalle cose che mi piacevano: la somma tra l’abbandono di affetti, l’interruzione di attività che amavo, il clima non vicino ai miei ritmi naturali,  mi sprofondavano nella depressione. Anche quando l’estate, in età adulta, è diventata il momento delle vacanze, dei viaggi, delle giornate dedicate a chi amo, quel sentore sgradevole che mi si insinua con l’equinozio di primavera è rimasto.
Quello che non sopporto dell’estate è la sospensione del normale meccanismo familiare, sociale, affettivo, lavorativo…. A farne le spese in maniera più impietosa sono le città. Sospesa la loro funzione primordiale di incontro, in favore di soluzioni alternative che spesso ne sono tristissimi surrogati, le città non restano solo vuote di uomini, auto, traffico, traffici, bar, tavolini, sguardi. Restano desolate ed inutili e penso sia questo a renderle tristi.
La conseguenza più sgradevole di questo esodo sono però i non luoghi costituiti dalle città turistiche, i luoghi definiti “di vacanza”. Città brutte  perché non nascono per espletare le funzioni organiche della città; nascono come divertimentifici più o meno coatti, per poi tornare alla loro spettrale inutilità una volta finita la stagione turistica.
Alcuni paesi, come l’Italia o la Spagna, hanno saputo creare innumerevoli mostri di questo tipo; più fortunata la Spagna che ha vissuto la sua fase di cementificazione dopo il 2000, con regole paesaggistiche ed un’estetica un po’ più decorosa; peggio per l’Italia che ha vissuto il suo boom immobiliare negli anni 60 e 70 in pieno far west rispetto a qualsiasi regola.
Con tutti i miei preconcetti e pretese estetiche, do atto alla mia famiglia che non è facilissimo andare in vacanza con me. Fortunatamente, con pieno assenso della mia signora, abbiamo definito prestissimo che i nostri figli non dovessero necessariamente passare le vacanze al mare in un posto fisso e poco dopo che non dovessero necessariamente passare le vacanze al mare in genere. Abbiamo insomma definito che le vacanze itineranti (altrimenti definite “viaggio”), in campeggio (unica soluzione che possiamo permetterci), fossero la nostra dimensione di vacanza ideale. Del resto, quanto al mare, se si viaggia in Europa occidentale e si fa qualche migliaio di kilometri, è sostanzialmente impossibile non affacciarsi sulle coste di qualche mare. Abbiamo pero’ scoperto che anche i fiumi ed i torrenti o i laghi possono assolvere gli obblighi genitoriali di far fare il bagno ai figli, fare usare gonfiabili d’ordinanza e consentire lo svolgimento di giochi vari da spiaggia. Insomma, si può essere un buon padre anche se non si porta la prole sul mediterraneo.
Negli ultimi anni siamo andati a farci i nostri viaggi prevalentemente in Francia, con significativi sconfinamenti in Spagna.  La Francia è un paese molto comodo dove viaggiare: i carburanti costano significativamente meno che in Italia, ci sono strade statali bellissime che attraversano regioni spopolate e che consentono di non usare l’autostrada, ci sono gli hotel low cost che costano come i campeggi e campeggi municipali stupendi che hanno prezzi irrisori. I non luoghi turistici sono molto meno frequenti che in Italia ed un po’ più decenti , le città sono molto belle e piene di vita. Si parla un’altra lingua, si mangiano cose diverse e ci si sente in viaggio chissà dove, anche se Brest dista, dalla mia città, meno di Reggio Calabria.  Certo i francesi…. Non è solo un luogo comune…. Non è che siano antipatici. E‘ che, mi è parso di capire, ritengono suprema ed inderogabile regola di convivenza il fatto che non si produca alcun rumore, suono, voce sopra i 3 decibel. E certo, su questa cosa, noi italiani un po’ di fatica la facciamo. E, per quanto riguarda la mia famiglia, due bambini non certo addestrati al silenzio ed un labrador adolescente di 9 mesi al seguito, non sempre rendono le cose semplici…


                                STRADA IN BRETAGNA

Resta il fatto che è estate, con la sua sospensione. E torno sempre con una insoddisfazione. Mi chiedo sempre, tutte quelle miriade di persone che ho visto, quelle che ho osservato senza sapere chi fossero, quelle che ho conosciuto in campeggio, con cui magari si è parlato per una serata davanti ad una bottiglia di porto, quelle in costume e ciabatte che incontri un paio di volte e ti dicono cortesi bonjour, i bambini che giocano sulle spiagge dell’atlantico, tutti con la loro muta della decathlon per riuscire a stare nell’acqua fredda, le persone che hai davanti al ristorante….Torno sempre a casa senza aver saputo chi siano nella loro vita normale, come sono quando hanno piumino e cappello d’inverno , quando vanno a scuola coi compagni, quando accompagnano i figli a scuola e poi vanno al lavoro, se le loro case siano calde ed accoglienti in inverno .
E gli innumerevoli paesi e città che ho visto, semideserte o innaturalmente affollate, mi chiedo come siano veramente, quale sia la loro anima, quando chi le vive le abbraccia. Ganges, sull’Herault che non riesce a contenere i villegianti, Pau o Tarbes, sulla via della Spagna, deserte, Nantes, con la periferique affollata di camper che vanno in Bretagna,  Quimper presa d’assalto, San Renan o Landernau, cittadine bellissime dell’entroterra bretone con numero pari di turisti e residenti in giro: 4 i primi (noi), 4 i secondi.  O Poitiers, Chateauroux, Montlucon, Moulins, città di passaggio in mezzo alla Francia, in mezzo a campagne sconfinate, dove frotte di turisti in viaggio si fermano nei motel low cost disseminati nelle aree commerciali fuori città. Ci siamo fermati a dormire a Chateauroux, in un motel piazzato in un centro commerciale identico ad uno che abbiamo visto a Quimper, 700 km  a nord ovest.
L’estate, l’estate che non sopporto, toglie l’anima delle persone e delle cose dando l’effimera illusione di potersene mettere un’altra. E mi fa tornare con la sensazione di aver viaggiato a metà, di non aver visto nulla di vero.

Ogni volta che lascio una città mi dico: qui quest’inverno ci voglio venire, ci prendiamo una camera all’hotel nella piazza della stazione ed alle 7 scendo al bar a leggere il giornale ed a guardare i pendolari che vanno al lavoro. Davvero, il prossimo inverno a Poitiers, a Chateauroux,  a Montlucon, a Moulins, a Quimper, a Nantes o Landernau…voglio andarci.

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