Oggi è il 19 giugno. E’ il mio compleanno. Il giorno del proprio
compleanno ha un suono speciale: diciannovesei, o diciannovezerosei (se lo
immagini scritto su un documento ufficiale dove il mese, comunque vada, va
scritto con due cifre).
In questo siamo proprio tutti diversi. O almeno, ci sono 366
possibili diverse versioni di giorni con un suono speciale.
Quest’anno temevo che arrivasse il mio compleanno; non per le consuete ansie di invecchiamento:
ho dato già tutto quando ho compiuto 30 anni e da lì è stato un percorso in
discesa. Lo temevo perché sto
attraversando un momento molto difficile per quanto riguarda la mia professione
e, pur volendo guardare avanti, non so bene dove guardare. E se al mio
compleanno non posso guardare avanti, allora tanto vale la fatica che ho fatto
quando ho compiuto 30 anni. E mi incazzo.
Provo a spiegare. Uno dei maggiori clienti della nostra
azienda (di cui sono legale rappresentante) ha deciso di smettere di pagarci,
adducendo fantomatiche contestazioni di prezzi. All’inizio non capisci, però
dici, in fondo, la proprietà ha rinnovato (cacciato a casa) il vecchio
management e non c’è memoria degli stretti rapporti di collaborazione
intercorsi. Allora, con la fiducia nell’uomo e nelle leggi, ti presenti con
qualche kilo di corrispondenza intercorsa per dimostrare come hai costruito e
concordato ogni singolo prezzo e con chi e secondo quali specifiche e procedure
produttive trasmesse dal cliente stesso…insomma, non hai mai incassato un
centesimo in più. Analizzeremo la
documentazione e vi faremo sapere a breve. Intanto prosegui a lavorare per
loro, coi i nuovi prezzi, imposti. Che per quel cliente lavorano una ventina di
persone e non puoi certo lasciarle a casa: vedremo come far tornare i conti, se
torneranno, con i nuovi prezzi. Vi
faremo sapere a breve, erano i primi di aprile.
Passano due mesi, ed arriva il mio compleanno il 19/06.
Intanto il credito non è più quello di una volta e con fatture di dicembre
scadute da 4 mesi non è facile pagare gli stipendi a maggio.
Non è facile spiegare che non si sa quando arriva lo
stipendio. Certo la nostra è una situazione particolare, la nostra è una
cooperativa sociale, tipo B, una onlus: non c’è il padrone e il legale
rappresentante si prende ( o non prende….) lo stipendio come tutti gli altri e
il suo stipendio è di 200 € più alto di quello degli operai.
Una situazione veramente incredibile quella nella nostra
cooperativa (sociale). Non si prende lo stipendio, ma si va avanti. Qualche
arrabbiatura ogni tanto, almeno aggiornaci! si avete ragione… purtroppo non ci
sono novità… Ma si va avanti a lavorare, si viene al lavoro ogni giorno, in
qualche modo, scherzando su come si sia riusciti a fare la spesa per tutta la
famiglia con 29€ . E per me è ancora più difficile.
Ma questa storia la racconterò bene quando sarà finita, dato
che prima o poi, in qualche modo finirà. Speravo prima del mio compleanno, del
19/6.
Mi incazzo se non posso guardare avanti. Perché sono il capo
e mi sento che devo aiutare tutti a non avere paura, perché devo immaginare le
possibili soluzioni, perché ho bisogno di sfide, di progettare e di sperare.
Ma adesso non so dove guardare perché non vedo quella
scintilla su cui costruire un’idea, un progetto. Perché in un momento in cui un
cliente con cui hai costruito un rapporto fiduciario negli anni decide di non
pagarti, così, perché non ti paga e basta, perché sa che è più forte ed hai
bisogno di lui, anche se chi lavora per lui non puo’ far la spesa, pagare l’affitto
o le bollette…. una cosa così crea un buio, una tenebra ben peggiore della
difficoltà finanziaria.
Ricordo, anni fa, un grande imprenditore, Claudio Castiglioni,
che ora non c’è più. Presiedeva Mv
Agusta, una azienda che produceva ( e produce) bellissime motociclette e la
nostra azienda era (ed è) uno dei tanti fornitori. Mv Agusta attraversava un momento finanziariamente
complesso e tardava nei pagamenti, creandoci difficoltà nel retribuire le
tredicesime. Non avevamo mai parlato con
il Signor Castiglioni e non lo avevamo mai incontrato. Il 23 dicembre ci
chiamò, ci ringraziò perché nonostante i tardati pagamenti avevamo sempre
consegnato, le merci commissionate, con puntualità. Si scusò, da uomo e ci
diede la sua parola che avrebbe fatto il possibile. Ci fece gli auguri di Buon
Natale. Saldammo le tredicesime il 2
gennaio; comprammo qualche regalo in ritardo, nessuno di noi si sentì tradito.
I tempi sono cambiati; oggi un imprenditore puo’ fare quello
che sta facendo il nostro cliente. Le aziende
che chiudono non fanno notizia, i lavoratori che perdono il lavoro sono
rassegnati.
La crisi come opportunità è finita da un pezzo. All’inizio
ci abbiamo creduto, abbiamo innovato, abbiamo perseguito la qualità assoluta ed
il miglioramento continuo. E la differenziazione del fatturato e la
comunicazione. Siamo cresciuti perché l’alternativa era sparire.
Ma adesso, che la crisi non è più un evento, dov’è la scintilla? La suggestione, la
sfumatura che faccia capire che c’è una possibile strada?
Leggo il giornale ogni giorno, all’erta e cerco. Cerco l’eco
di fatti o eventi che, anche solo pochi mesi fa, ci hanno dato speranza che
questa crisi se ne stesse andando; fosse anche solo per il valore morale o di
riaccesa unità e cooperazione: perché la crisi, se se ne andrà, non sarà solo perché
ci saranno più soldi, ma perché ci sarà più solidarietà e più speranza e più
fiducia…
Leggo il giornale di oggi, il diciannovesei di quest’anno,
il 5 dall’inizio della crisi.
Obama, Obama
rieletto, che ci aveva fatto sperare di cambiare il mondo. Oggi è a Berlino,
parla di testate nucleari da ridurre. 30
anni fa sarebbe stato un bagno di folla, oggi, non sapevamo neppure più che c’erano.
Berlusconi, legittimi impedimenti, interdizioni dai pubblici
uffici…. Ancora Berlusconi? Due anni fa,
l’idea di non averlo più in giro poteva muovere speranze ed entusiasmi. Adesso, quanto ci cambia?
Il governo e Letta, avevamo sperato…. Ma non ci sono soldi.
Avevamo sperato in un governo che desse una spinta politica a questa
crisi, che in Germania che pompa pil,
dipende dalla politica economica. Adesso
speriamo che possa produrre qualche cosa? Senza soldi, senza egemonia politica,
senza idee?
O Grillo, oggi l’ennesima espulsa. Urla inutili, insulti ed
autoreferenzialità.
Eppure, in giro, la scintilla c’è, ne sono certo. Una strada, ora nascosta, che condurrà ad un
mondo in cui i farabutti ed i giochi di potere varranno quanto la merda che
sono.
Nessun commento:
Posta un commento