mercoledì 19 giugno 2013

Diciannovesei

Oggi è il 19 giugno.  E’ il mio compleanno. Il giorno del proprio compleanno ha un suono speciale: diciannovesei, o diciannovezerosei (se lo immagini scritto su un documento ufficiale dove il mese, comunque vada, va scritto con due cifre).
In questo siamo proprio tutti diversi. O almeno, ci sono 366 possibili diverse versioni di giorni con un suono speciale.
Quest’anno temevo che arrivasse il mio compleanno;  non per le consuete ansie di invecchiamento: ho dato già tutto quando ho compiuto 30 anni e da lì è stato un percorso in discesa.  Lo temevo perché sto attraversando un momento molto difficile per quanto riguarda la mia professione e, pur volendo guardare avanti, non so bene dove guardare. E se al mio compleanno non posso guardare avanti, allora tanto vale la fatica che ho fatto quando ho compiuto 30 anni. E mi incazzo.
Provo a spiegare. Uno dei maggiori clienti della nostra azienda (di cui sono legale rappresentante) ha deciso di smettere di pagarci, adducendo fantomatiche contestazioni di prezzi. All’inizio non capisci, però dici, in fondo, la proprietà ha rinnovato (cacciato a casa) il vecchio management e non c’è memoria degli stretti rapporti di collaborazione intercorsi. Allora, con la fiducia nell’uomo e nelle leggi, ti presenti con qualche kilo di corrispondenza intercorsa per dimostrare come hai costruito e concordato ogni singolo prezzo e con chi e secondo quali specifiche e procedure produttive trasmesse dal cliente stesso…insomma, non hai mai incassato un centesimo in più.  Analizzeremo la documentazione e vi faremo sapere a breve. Intanto prosegui a lavorare per loro, coi i nuovi prezzi, imposti. Che per quel cliente lavorano una ventina di persone e non puoi certo lasciarle a casa: vedremo come far tornare i conti, se torneranno, con i nuovi prezzi.  Vi faremo sapere a breve, erano i primi di aprile.
Passano due mesi, ed arriva il mio compleanno il 19/06. Intanto il credito non è più quello di una volta e con fatture di dicembre scadute da 4 mesi non è facile pagare gli stipendi a maggio.
Non è facile spiegare che non si sa quando arriva lo stipendio. Certo la nostra è una situazione particolare, la nostra è una cooperativa sociale, tipo B, una onlus: non c’è il padrone e il legale rappresentante si prende ( o non prende….) lo stipendio come tutti gli altri e il suo stipendio è di 200 € più alto di quello degli operai.
Una situazione veramente incredibile quella nella nostra cooperativa (sociale). Non si prende lo stipendio, ma si va avanti. Qualche arrabbiatura ogni tanto, almeno aggiornaci! si avete ragione… purtroppo non ci sono novità… Ma si va avanti a lavorare, si viene al lavoro ogni giorno, in qualche modo, scherzando su come si sia riusciti a fare la spesa per tutta la famiglia con 29€ . E per me è ancora più difficile.
Ma questa storia la racconterò bene quando sarà finita, dato che prima o poi, in qualche modo finirà. Speravo prima del mio compleanno, del 19/6.
Mi incazzo se non posso guardare avanti. Perché sono il capo e mi sento che devo aiutare tutti a non avere paura, perché devo immaginare le possibili soluzioni, perché ho bisogno di sfide, di progettare e di sperare.
Ma adesso non so dove guardare perché non vedo quella scintilla su cui costruire un’idea, un progetto. Perché in un momento in cui un cliente con cui hai costruito un rapporto fiduciario negli anni decide di non pagarti, così, perché non ti paga e basta, perché sa che è più forte ed hai bisogno di lui, anche se chi lavora per lui non puo’ far la spesa, pagare l’affitto o le bollette…. una cosa così crea un buio, una tenebra ben peggiore della difficoltà finanziaria.
Ricordo, anni fa, un grande imprenditore, Claudio Castiglioni, che ora non c’è più. Presiedeva  Mv Agusta, una azienda che produceva ( e produce) bellissime motociclette e la nostra azienda era (ed è) uno dei tanti fornitori.  Mv Agusta attraversava un momento finanziariamente complesso e tardava nei pagamenti, creandoci difficoltà nel retribuire le tredicesime.  Non avevamo mai parlato con il Signor Castiglioni e non lo avevamo mai incontrato. Il 23 dicembre ci chiamò, ci ringraziò perché nonostante i tardati pagamenti avevamo sempre consegnato, le merci commissionate, con puntualità. Si scusò, da uomo e ci diede la sua parola che avrebbe fatto il possibile. Ci fece gli auguri di Buon Natale.  Saldammo le tredicesime il 2 gennaio; comprammo qualche regalo in ritardo,  nessuno di noi si sentì tradito.
I tempi sono cambiati; oggi un imprenditore puo’ fare quello che sta facendo il nostro cliente.  Le aziende che chiudono non fanno notizia, i lavoratori che perdono il lavoro sono rassegnati.
La crisi come opportunità è finita da un pezzo. All’inizio ci abbiamo creduto, abbiamo innovato, abbiamo perseguito la qualità assoluta ed il miglioramento continuo. E la differenziazione del fatturato e la comunicazione. Siamo cresciuti perché l’alternativa era sparire.
Ma adesso, che la crisi non è più un evento,  dov’è la scintilla? La suggestione, la sfumatura che faccia capire che c’è una possibile strada?
Leggo il giornale ogni giorno, all’erta e cerco. Cerco l’eco di fatti o eventi che, anche solo pochi mesi fa, ci hanno dato speranza che questa crisi se ne stesse andando; fosse anche solo per il valore morale o di riaccesa unità e cooperazione: perché la crisi, se se ne andrà, non sarà solo perché ci saranno più soldi, ma perché ci sarà più solidarietà e più speranza e più fiducia…
Leggo il giornale di oggi, il diciannovesei di quest’anno, il 5 dall’inizio della crisi.
 Obama, Obama rieletto, che ci aveva fatto sperare di cambiare il mondo. Oggi è a Berlino, parla di testate nucleari da ridurre.  30 anni fa sarebbe stato un bagno di folla, oggi, non sapevamo neppure più che c’erano.
Berlusconi, legittimi impedimenti, interdizioni dai pubblici uffici…. Ancora Berlusconi?  Due anni fa, l’idea di non averlo più in giro poteva muovere speranze ed entusiasmi.  Adesso, quanto ci cambia?
Il governo e Letta, avevamo sperato…. Ma non ci sono soldi. Avevamo sperato in un governo che desse una spinta politica a questa crisi,  che in Germania che pompa pil, dipende dalla politica economica.  Adesso speriamo che possa produrre qualche cosa? Senza soldi, senza egemonia politica, senza idee?
O Grillo, oggi l’ennesima espulsa. Urla inutili, insulti ed autoreferenzialità.  

Eppure, in giro, la scintilla c’è, ne sono certo.  Una strada, ora nascosta, che condurrà ad un mondo in cui i farabutti ed i giochi di potere varranno quanto la merda che sono.

Nessun commento:

Posta un commento